mercoledì 24 settembre 2014

La nuova geografia del lavoro

L'autore propone un'analisi delle dinamiche di lungo periodo che hanno contribuito a ridisegnare il mercato del lavoro degli Stati Uniti d'America negli ultimi trent'anni, cercando di individuarne le cause e le prospettive future. La trattazione è focalizzata sul concetto di "grande divergenza", un fenomeno che a partire dagli anni Ottanta ha colpito gli Stati Uniti d'America e che sembrerebbe destinato a interessare nel prossimo futuro anche l'Italia e il resto d'Europa. Si tratta di un fenomeno che è frutto della globalizzazione e dell'emergere di un'economia sempre più incentrata sulla conoscenza e l'innovazione che ha fatto del capitale umano il fattore produttivo fondamentale. Nel nuovo panorama economico la scolarità emerge, dunque, come un'importante discriminante sociale i cui effetti si ripercuotono sul grado di produttività del lavoro e sui salari. La geografia economica postindustriale risultante è caratterizzata da una profonda polarizzazione: da una parte, pochi centri di innovazione caratterizzati da economie dinamiche basate sulla ricerca, la creatività e su una solida disponibilità di capitale umano qualificato attraggono imprese all'avanguardia e abitanti altamente istruiti e sono quindi in grado di generare posti di lavoro ben retribuiti anche per chi non è direttamente impiegato nel settore dell'innovazione; dall'altra, tuttavia, moltissime città rimangono ancora legate ad attività produttive tradizionali e registrano un livello di capitale umano inferiore e più modestamente retribuito. Si tratta di una disparità dal carattere non solo economico, ma anche sociale e che arriva a riguardare l'identità culturale, la salute, la stabilità famigliare e la partecipazione politica.

MORETTI Enrico,
La nuova geografia del lavoro.
Milano: Mondadori, 2014.

Gli argomenti del libro:
Ruggine americana; Il lavoro del futuro: matematica, microchip e moltiplicatori; La grande divergenza; Forze d'attrazione; Mobilità geografica e mobilità sociale; Trappole della povertà e città attraenti; Il nuovo secolo del capitale umano.



In biblioteca
alla collocazione: L 331.10973 MOR NUO

venerdì 19 settembre 2014

Normal organizational wrongdoing

L'analisi sociologica, empirica e quantitativa degli illeciti penali, che si verificano in ambito societario, propone alcune spiegazioni possibili al perché le società mettano in atto comportamenti illegali, amorali e socialmente irresponsabili. L'autore propone una prima distinzione di approccio tra l'interpretazione dominante, che vede nel comportamento illecito corporativo un fenomeno anormale ma totalmente consapevole, e l'interpretazione alternativa, in cui il reato in ambito societario è considerato un comportamento comune ma non necessariamente volto a ledere. Nel terzo capitolo propone una definizione di illecito e chiarisce il processo di ricerca che ha portato all'elaborazione della sua analisi. I capitoli centrali espongono alcune specifiche interpretazioni dell'illecito (alcune affini alla teoria dominante, altre, la maggior parte, più vicine a quella alternativa) illustrate attraverso diversi casi di studio riguardanti alcune tipologie di organizzazioni, dalle agenzie governative alle istituzioni finanziarie, con particolare attenzione per le organizzazioni del settore privato. Il capitolo conclusivo considera infine le implicazioni pratiche delle interpretazioni di illecito esposte nel libro.

PALMER Donald,
Normal organizational wrongdoing: a critical analysis of theories of misconduct in and by organizations.
New York: Oxford U.P., 2013.

Gli argomenti del libro:
Two perspectives on organizational wrongdoing; Definition, theoretical development, and method; A rational choice; culture; Ethical decisions; Administrative systems; Situational social influence; The power of structure; Accidental wrongdoing; The social control of organizational wrongdoing.



In biblioteca
alla collocazione: L 174.4 PAL NOR

lunedì 8 settembre 2014

The handbook of market intelligence

L'opera presenta i vantaggi derivabili dall'adozione da parte delle aziende di programmi di market intelligence attraverso l'analisi delle esperienze di alcune importanti compagnie internazionali (Cisco systems, ABB, Dunkin' brands, Statoil...) e dei risultati di due indagini condotte sul tema dalla Global intelligence alliance (GIA) rispettivamente nel 2011 e nel 2013. L'opera si apre con un capitolo introduttivo del concetto di market intelligence quale processo di raccolta di informazioni volto a comprendere l'ambiente di mercato di riferimento a beneficio dei processi decisionali, dei fattori che ne renderebbero necessaria l'adozione e dei benefici da essa derivabili. In seguito vengono indagate, sulla base dei risultati delle sovra citate indagini, le tendenze odierne rilevabili nell'adozione di programmi di market intelligence da parte delle grandi organizzazioni. La seconda parte analizza i sfattori di successo e i cinque livelli di sviluppo proposti dalla GIA per lo sviluppo di efficienti programmi di market intelligence. La terza presenta i benefici derivanti dall'adozione di tali programmi in diversi contesti decisionali: dalla pianificazione strategica, al marketing, all'amministrazione delle vendite, dei conti, dell'innovazione, del prodotto e della catena dei rifornimenti. La quarta parte, infine, propone strategie per lo sviluppo di programmi di market intelligence competitivi a livello mondiale e per la valutazione dei benefici da essi derivanti cercando, inoltre, di prevederne gli sviluppi futuri.

HEDIN Hans - HIRVENSALO Irmeli - VAARNAS Markko,
The handbook of market intelligence: understand, compete and grow in global markets.
Chichester: Wiley, 2014.

Gli argomenti del libro:
Market intelligence in global organizations; Roadmap to world class market intelligence; Market intelligence for key user groups; Developing world class market intelligence programs.



In biblioteca
alla collocazione: L 658.83 HED