martedì 29 maggio 2012

Brand resilience

L'autore, da più di trent'anni direttore di marketing e vendite e consulente, fa ricorso alla metafora del marketing come guerra per suggerire un programma in sette passaggi che consenta di costruire e rafforzare il proprio marchio in un'ottica "risk intelligent", minimizzando le conseguenze della sempre maggiore precarietà della reputazione delle imprese dovuta agli attacchi, volontari o involontari, di consumatori insoddisfatti, aziende rivali, media, o anche di dipendenti, in un contesto globale caratterizzato da una forte concorrenza e da una rapida circolazione delle informazioni favorita dalla comunicazione attraverso siti web di reti sociali e dall'impiego della telefonia mobile.


COPULSKY Jonathan R.,
Brand resilience: managing risk and recovery in a high-speed world.
New York: Palgrave Macmillan, 2011.

Gli argomenti del libro:
Why your brand is at more risk than you think in a high-speed world (A brand new day - Marketing as warfare); Seven steps for managing brand risk and recovery (Step one, part one: Assess brand risks: the enemy within - Step one, part two: Assess brand risks: beyond your borders - Step two: Galvanize your brand troops - Step three: Deploy your brand risk early warning systems - Step four: Repel the attacks on your brand - Step five: Learn and adapt your brand defenses - Step six: Measure and track brand resilience - Step seven: Generate popular support for your brand resilience campaign); A glance ahead: looking backward, looking forward.


In biblioteca
alla collocazione: L 658.827 COP BRA

Consumption matters

Introduzione alla psicologia del consumo rivolta a studenti dei corsi universitari ma adatta anche a un pubblico generale interessato all'argomento. Non affronta in modo approfondito il consumo in tutti i suoi aspetti, ma si limita a presentare alcuni risultati della ricerca in questo campo, ritenuti dall'autrice rilevanti ai fini della comprensione dei motivi per cui il consumo è importante nella vita delle persone, e delle conseguenze che esso ha sul loro comportamento e sul loro benessere psicologico. I sette capitoli in cui il testo si suddivide esauriscono ciascuno un tema diverso: dall'impatto della cultura del consumo sui bambini al ruolo del possesso di beni nella costruzione dell'identità delle persone; dai costi ambientali del consumo, spesso non inclusi nei prezzi delle merci, alle questioni etiche implicate come lo sfruttamento di manodopera a basso costo e la crudeltà nei confronti degli animali allevati o impiegati nella sperimentazione di cosmetici; dalle relazioni tra aspetto esteriore delle persone e pubblicità, al consumo come fonte di felicità, o di infelicità, fino al comportamento compulsivo di acquisto. Al termine di ciascun capitolo è riportato un caso reale a scopo esemplificativo, sono fornite due domande per la riflessione dei lettori, e sono indicati letture, film e siti web utili per approfondire il tema trattato.

JANSSON-BOYD Cathrine,
Consumption matters: a psychological perspective.
Basingstoke: Palgrave Macmillan, 2011.

Gli argomenti del libro:
Young consumers: are they the beauty and the consumer society the beast?; Changing our identities by changing our possessions; Consuming the environment; Ethical consumption; Consumption as a means to happiness?; When shopping becomes a burden.



In biblioteca
alla collocazione: L 306.3 JAN CON

giovedì 24 maggio 2012

Risk and precaution

Nel contesto di una articolata trattazione sul risk management, l'autore, esperto di economia delle risorse naturali e di politica ambientale, propone a uso della politica pubblica e della direzione di imprese un modello di gestione "integrata" del rischio, che includa il principio di precauzione allo scopo di prevenire eventi eccezionali le cui conseguenze possano danneggiare gravemente l'ambiente naturale e la salute delle persone. Il principio di precauzione è analizzato in relazione ai problemi inerenti la decisione sull'introduzione di nuovi prodotti tecnologici (nuove sostanze chimiche di sintesi, nuove specie frutto di manipolazione genetica, ecc.), un frangente caratterizzato da un elevato grado di complessità e che presenta ampie possibilità di regolare l'azione prima che essa costituisca una seria minaccia e i relativi danni si diffondano su vasta scala. A supporto della proposta di un modello integrato per la prevenzione dei rischi connessi con interventi di questo tipo, si mostra come, da un lato, una applicazione inflessibile del principio di precauzione possa portare alla paralisi dell'innovazione, dall'altro, il modello corrente di gestione del rischio, basato sulla razionalità della decisione, se è adatto a proteggerci in numerose situazioni ordinarie, non consentirebbe di metterci al sicuro da rischi straordinari, non essendo adatto a prevedere una probabilità bassa di eventi ad alta pericolosità.

RANDALL Alan,
Risk and precaution.
Cambridge: Cambridge U.P., 2011.

Gli argomenti del libro:
The precautionary principle: why so much fuss about such a simple idea? (Precaution as common sense: Look before you leap - Commonsense precaution or paralysis of fear?); Harm and chance: managing risk (Harm, risk, and threat - Ordinary risk management: risk management as we know it - Problems with ordinary risk management); Defining and justifying a coherent precautionary principle (A defensible precautionary principle must withstand these challenges - Toward a precautionary principle framework: evidence, threat, and remedy - Threat and evidence - Remedy - Precaution for utilitarians? - A robust and defensible precautionary principle); Precaution in action (Precaution: from principle to policy - Integrated risk management); Conclusion: A role for precaution in an integrated risk management framework.


In biblioteca
alla collocazione: L 302.12 RAN RIS