mercoledì 27 luglio 2011

Investimenti e contratti in Cina

Gli autori, un avvocato e un economista, realizzano uno strumento per gli operatori delle imprese italiane che intendono intrattenere relazioni economiche internazionali con la Cina. Forniscono indicazioni tecniche per gli investimenti diretti all’estero dall’Italia e supporto giuridico nella comprensione della legge cinese sui contratti che permettono agli imprenditori di definire una strategia appropriata per affrontare il mercato cinese. Il testo si apre con un’analisi delle metodologie di investimento adottate da imprese italiane in Cina con alcuni esempi, seguono dei consigli su criteri comportamentali da tenere nella gestione delle attività economiche dettati dalla cultura cinese. Dopo un capitolo che descrive lo sviluppo storico della legislazione cinese, gli autori si concentrano diffusamente sulla nuova legge sui contratti entrata in vigore nel 1999 offrendo anche schede di giurisprudenza con sentenze pronunciate dalle Corti su controversie aventi oggetto rapporti contrattuali. L’ultimo capitolo è dedicato a due contratti di commercio: il contratto di vendita e il contratto di joint venture. A chiusura del libro delle tabelle comparative permettono il raffronto tra leggi sui contratti cinesi (Legge sui contratti della Repubblica popolare cinese), italiane (il Codice civile italiano) e internazionali (la Convezione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale di beni mobili, i principi Unidroit sui contratti commerciali internazionali e l’Uniform commercial code).

PERRINI Francesco - PICCINALI Matteo,
Investimenti e contratti in Cina.
Milano: Egea, 2010.

Gli argomenti del libro:
Metodologie d’investimento; Le origini del contratto; I principi fondamentali della legge sui contratti: le disposizioni generali; La formazione del contratto; Gli effetti del contratto; Esecuzione del contratto; Modifica e cessione del contratto; Estinzione dei diritti e delle obbligazioni contrattuali; Responsabilità per inadempimento; Disposizioni integrative; I contratti nella pratica: la compravendita e il contratto di joint venture.


In biblioteca
alla collocazione: L 346.5102 PER INV

venerdì 22 luglio 2011

SME performance

Intende sfatare alcuni miti inconsistenti sulla performance delle piccole e medie imprese, fioriti in assenza di analisi statistiche affidabili e spesso base per le decisioni politiche dei gruppi e delle organizzazioni (governi, banche, ecc.) che hanno interessi in questo settore. Il punto di vista è quello delle piccole imprese individuali, per cui è implicita nel libro una accezione sostanzialmente negativa di "fallimento" (viceversa, la riduzione dei tassi di fallimento è intesa in senso positivo). Tra le convinzioni diffuse qui discusse, il supposto elevatissimo tasso di fallimento delle piccole e medie imprese, la minore efficienza delle PMI possedute da donne rispetto a quelle possedute da uomini, la dipendenza per la crescita dai finanziamenti esterni, lo svantaggio per le imprenditrici, rispetto agli imprenditori uomini, nell'accedere ai finanziamenti esterni e nel costituire relazioni reticolari.
La prima parte del libro introduce le basi e le motivazioni della ricerca. La seconda affronta una serie di questioni connesse con il fallimento delle PMI (cause, tassi, influenza di età e dimensioni dell'azienda, e dei fattori economici, come parametri alternativi per gli studi sul fallimento). La terza parte mette a confronto le piccole e medie imprese in mano a uomini e a donne, su più piani (tassi di chiusura, ritorno degli investimenti, ecc.). Nella quarta parte è analizzata la relazione tra finanziamento esterno e crescita d'impresa impiegando criteri sia qualitativi, sia quantitativi, mentre nella quinta sono esaminate la correlazione tra relazioni reticolari e performance e l'influenza delle differenze di genere. Nell'ultima parte sono riassunti gli aspetti più rilevanti emersi dal lavoro di analisi, e sono suggeriti spunti per ricerche future.



WATSON John,
SME performance: separating myth from reality.
Cheltenham; Northampton, Mass.: Elgar, 2010.

Gli argomenti del libro:
Background; SME performance (Defining and measuring SME failure/success - The effects of age, size, industry and the economy on SME failure rates); Comparing the performance of female- and male-controlled SMEs (Failure rates - Relating outputs to inputs - Adjusting for risk); Growth financing for SMEs (A qualitative analysis - A quantitative analysis); Networking and SME performance (The association between networking and performance - Networking: comparing female- and male-controlled SMEs); Conclusions, implications and areas for future research.



In biblioteca
alla collocazione: L 338.642 WAT SME

giovedì 21 luglio 2011

Business clusters

A seguito del simposio di ricerca sui distretti industriali organizzato dalla Society for global business and economic development (SGBED), ospitato dalla University of Wollongong a Dubai nel 2009, sono stati selezionati e revisionati 17 interventi di accademici per essere pubblicati in questo testo. La prima sezione vede affiancati in ciascun contributo un punto di vista teorico ad analisi empiriche relative a teorie sui distretti industriali, a modelli di misurazione dell’efficienza, al ruolo dei tecnici specializzati nel determinare il flusso della conoscenza e alla creazione di vantaggio competitivo attraverso la cooperazione. Nella seconda sezione si trovano indicazioni su come la politica economica locale e nazionale possa contribuire all’avviamento e allo sviluppo di distretti industriali attraverso atti normativi e programmi pubblici che possono comprendere politiche di investimento e miglioramento delle infrastrutture. Nell’ultima sezione vengono presentati quattro studi di caso dei distretti di imprese di software in Messico, di industrie informatiche in Spagna, di aziende agrarie, istituzioni educative e finanziarie in India.

JAYACHANDRAN C. (et al.) (editors),
Business clusters: partnering for strategic advantage,
London; New York; New Delhi: Routledge, 2010.

Gli argomenti del libro:
Regional Economic Clusters: an Empirical Perspective; Clusters and Public Policy; Case Studies on Clusters (Development of and Success Factors in a Mexican Software Cluster - TIC Cluster in Asturias (Spain): A Success Case - Spatial Clusters in Organic Farming: A Case Study of Pulses Cultivation in Karnataka - The Impact of Educational and Banking Industry Clusters on Urban Land Expansion: An Exploratory Study of Mangalore City of Karnataka, India)


In biblioteca
alla collocazione: L 338 BUS

mercoledì 20 luglio 2011

China in 2020

L'autore, docente in economia, e consulente dell'amministrazione cinese centrale e provinciale, si chiede se la Cina, oggi il mercato emergente più grande al mondo, sia sulla strada per diventare una nuova superpotenza, e quali potrebbero essere le conseguenze di questo processo sulla crescita economica globale, sui flussi di investimenti diretti esteri, sui consumi di energia, sulle emissioni di anidride carbonica. In questa dettagliata analisi del percorso di sviluppo del suo Paese, Hu fornisce un'ampia base strategica per le decisioni politiche, da un lato assumendo la visione ottimistica circa la possibilità che la Cina per i prossimi dieci anni e oltre riesca a mantenere gli attuali, straordinari ritmi di crescita, salvo doversi misurare con alcuni problemi molto seri (disuguaglianza economica, degrado ambientale, inefficienza energetica, crisi dei servizi sanitari pubblici, corruzione politica, ecc.); dall'altro, prefigurando per la Cina un ruolo di superpotenza matura e responsabile, che, in un mondo sempre più interdipendente, non cercherà di sostituirsi agli Stati Uniti d'America, destabilizzando l'attuale sistema fondato sul dominio unipolare di una nazione, ma si porrà in un'ottica di cooperazione per far fronte alle principali sfide globali.
HU Angang,
China in 2020: a new type of superpower.
Washington: Brookings institution press, 2011.

Gli argomenti del libro:
China, an emerging superpower; Economic development: past, present, and future; Demographic challenges: an aging society and rapid urbanization; A healthy China: progress and problems; Education and human resources; Science, technology, and innovation; Climate change and sustainable growth; Assessing China's development goals and grand strategy.




In biblioteca
alla collocazione: L 303.4951 HU CHI

lunedì 18 luglio 2011

Talent management of knowledge workers

Nei dieci saggi qui raccolti, gli autori, tutti provenienti dal mondo accademico, discutono i problemi dell'organizzazione e della gestione del personale per necessità o per differenti priorità dei singoli non vincolato da un tradizionale rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Queste forze di lavoro, che includono per esempio i collaboratori free-lance, i lavoratori "on call", a tempo parziale, o stagionali, oggi sono in crescita dal punto di vista numerico; l'elevato grado di specializzazione ne determina il ruolo chiave ai fini del conseguimento del vantaggio competitivo, ma il tasso di ricambio volontario, piuttosto alto, in combinazione con aspetti psicologici, retributivi, di sicurezza sociale, peculiari della condizione di questi lavoratori, fanno sì che le organizzazioni che desiderino continuare a usufruire delle loro prestazioni nel lungo periodo debbano rivedere profondamente le proprie strategie di reclutamento e motivazione del personale.

VAIMAN Vlad (edited by),
Talent management of knowledge workers: embracing the non-traditional workforce.
New York: Palgrave Macmillan, 2010.

Gli argomenti del libro:
Managing talent of non-traditional knowledge workers: opportunities, challenges, and trends; Talent management in the new economy: applying lessons learned from knowledge workers; The move from employment to associate consulting within the employment relationship; Are they one of us? Why retention strategies should ensure that contingent employees identify with the organization; The effects of organizational culture on contingent knowledge workers; The customer-employee relationship revisited: a new perspective for human capital management?; Managing the talent of independent contractors in Australia; Can short-term international assignments solve an organization's talent shortages?; Balancing customer, professional and organizational interests: foci of commitment of employed versus self-employed finance professionals; Executive coaches in organizations: insiders from outside.


In biblioteca
alla collocazione: L 658.3044 TAL

venerdì 15 luglio 2011

Family business as paradox

Il paradosso delle imprese familiari è costituito da due parti che sembrano contrapporsi (legami familiari e successo dell’impresa), ma che in realtà si rafforzano reciprocamente. Questa è la tesi proposta dagli autori, consulenti operanti del settore delle imprese familiari, che si rivolgono a chi si trova ad affrontare i classici problemi della conduzione di un’azienda di famiglia. Il libro è organizzato in quattro parti. Nella prima parte si evidenzia come le imprese familiari siano piene di paradossi, ad esempio quello tra tradizione e cambiamento, che devono essere gestiti attivamente, piuttosto che scegliere tra l’una o l’altra possibilità. Nella seconda parte si fa una panoramica sulle problematiche che possono emergere nella gestione di queste imprese come l’interazione dei sistemi “famiglia – gestione – proprietà” e il passaggio generazionale dalla gestione del fondatore all’accoglienza di altri membri della famiglia quali proprietari o gestori (società tra fratelli, collaborazione con cugini…). Nella terza parte vengono elencati metodi e strumenti specifici (Polarity Map) con cui poter gestire i paradossi. Nell’ultima parte si considerano le condizioni culturali che predispongono una famiglia ad affrontare i paradossi insiti della gestione della propria azienda. Gli autori ritengano che i paradossi siano parte della vita di ciascuno e che possano essere determinanti per il successo, per questo dedicano due appendici ad assi quali oggetto di studio nella storia e nella letteratura economica.

SCHUMAN Amy - STUTZ Stacy - WARD John L.,
Family business as paradox.
Basingstoke; New York: Palgrave Macmillan, 2010.

Gli argomenti del libro:
Appreciating; Acknowledging (Which to choose: family or business? - Tradition and change in family firms); Identifying (Predictable paradoxes across the generations - Predictable conflicts in the intersections); Managing (A continuum for addressing paradoxes - One key tool: the polarity map); Achieving (Experience the power of paradox)



In biblioteca
alla collocazione: L 658.0412 SCH FAM

giovedì 7 luglio 2011

Why some things should not be for sale

Con un testo accessibile la docente di etica e filosofia apre al largo pubblico una riflessione morale sulle attività economiche. Dopo una considerazione sul mercato quale istituzione complessa che può ambire all’efficienza e alla libertà solo se si sviluppa in determinate condizioni economiche e sociali, Satz esamina le strutture del mercato proposte dall’economia politica classica (Adam Smith, David Ricardo e Karl Marx) che identificano in terra, lavoro e capitale le strutture del sistema economico strettamente legate al potere e alle relazioni sociali. Nel terzo capitolo si esamina il rapporto tra attività economiche e aspetti morali nelle due teorie politiche dell’egualitarismo; il capitolo successivo contiene l’opinione dell’autrice sui limiti che l’etica pone al mercato. Alcuni mercati vengono etichettati come nocivi: negli ultime capitoli si cerca di scoprire cosa rende moralmente discutibili la maternità surrogata, la prostituzione, il lavoro minorile, la schiavitù volontaria e la domanda e l’offerta di reni umani.

SATZ Debra,
Why some things should not be for sale: the moral limits of markets.
New York: Oxford U.P., 2010.

Gli argomenti del libro:
What do markets do?; The changing visions of economics; The market's place and scope in contemporary egalitarian political theory; Noxious markets; Markets in women's reproductive labor; Markets in women's sexual labor; Child labor: a normative perspective; Voluntary slavery and the limits of the market; Ethical issues in the supply and demand of human kidneys.



In biblioteca
alla collocazione: L 174.4 SAT WHY

martedì 5 luglio 2011

Transformations of the welfare state

Come la globalizzazione cambierà il welfare state? Gli autori provano a rispondere a questa domanda analizzando le trasformazioni avvenute in piccoli stati contraddistinti dalla dipendenza dai mercati internazionali e dalla vulnerabilità alle pressioni competitive perché queste tendenze, in un'economia mondiale sempre più integrata, si pensa caratterizzeranno anche gli altri paesi dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici. I primi quattro capitoli sono dedicati ciascuno ad uno Stato (Austria, Danimarca, Nuova Zelanda e Svizzera) e sono strutturati nella medesima maniera: si analizzano le riforme avvenute tra i primi anni 1970 e l'avvento della crisi finanziaria globale del 2008 in quattro settori chiave della politica: le pensioni, il mercato del lavoro, i servizi sanitari e la politica per le famiglie. Gli studiosi di politica sociale e gli economisti interessati ad approfondire l’economia dei piccoli stati potranno trovare nell’ultimo capitolo un resoconto dei risultati della ricerca condotta in cui si evidenzia che l’economica aperta è compatibile con un welfare state funzionante e che il commercio, incrementato dall’internazionalizzazione, può generare le risorse fiscali necessarie per la sopravvivenza dello welfare state nel lungo periodo.

OBINGER Herbert (et al.),
Transformations of the welfare state: small states, big lessons.
Oxford: Oxford U.P., 2010.

Gli argomenti del libro:
Austria: the 'Island of the blessed' in the ocean of globalisation; Denmark: the survival of a social-democratic welfare state; New Zealand: retrenchment and reconstruction; Switzerland: from liberal to conservative welfare state, a pattern of late maturation?; Comparative perspectives.



In biblioteca
alla collocazione: L 330.126 TRA

lunedì 4 luglio 2011

Corporate governance and complexity theory

Nato dal lavoro per un progetto di più ampia portata ("Learning from complexity: enabling governance frameworks", finanziato dall'Economic & social research council), il libro affronta alcune delle più intricate questioni inerenti la governance delle imprese, impiegando i concetti sviluppati dalla teoria della complessità.
Dopo aver introdotto la teoria della complessità, la cui enfasi sull'interazione tra soggetti interni ed esterni, e sui fattori strutturali che influenzano l'ambiente in cui tali soggetti operano, ne fa uno strumento carico di potenzialità ai fini della soluzione di alcuni punti critici non ancora sufficientemente esplorati dalla letteratura accademica sulla corporate governance, sono approfonditi gli aspetti normativi (Capitolo 3) e finanziari (Capitolo 4) della governance d'impresa. Più in dettaglio, il terzo capitolo analizza le relazioni tra società, da un lato, e portatori di interesse e controllori, dall'altro. A tal fine, un'attenzione particolare è dedicata alla recente riforma del diritto societario britannico, caratterizzata da uno spostamento paradigmatico dalla centralità del ruolo degli azionisti che potrebbe preludere all'affermazione in futuro anche nel Regno Unito di un modello di corporate governance sempre più orientato ad assumere la centralità dei portatori di interesse; per quanto riguarda invece il ruolo dei controllori della legalità come soggetti della governance di impresa, il riferimento è a recenti provvedimenti regolatòri quali il Sarbanes-Oxley Act in vigore negli Stati Uniti d'America dal 2002.
Il quarto capitolo indaga le relazioni, né lineari, né univoche, tra governance e valore e performance aziendale, cercando di comprendere se la prima influenzi i secondi, e affrontando questioni ancora pressoché inesplorate, come le caratteristiche potenzialmente endogene della corporate governance (per esempio, la struttura proprietaria di una società).
L'attuale, non ampia letteratura sulla corporate governance che impiega la teoria della complessità è passata in rassegna nel quinto capitolo. Il capitolo conclusivo torna a proporre la teoria della complessità come fertile di spunti per affrontare i problemi di governance precedentemente sollevati dagli autori.

GOERGEN Marc (et al.),
Corporate governance and complexity theory.
Cheltenham; Northampton, MA: Elgar, 2010.
Gli argomenti del libro:
An introduction to complexity theory (Introduction and some insights - Some characteristics of complex systems - learning from complexity); The legal aspects (The division of powers in a corporations and the roles of owners and management in corporate governance - Stakeholders as actors in corporate governance ...); Corporate governance and corporate performance (Defining and measuring corporate performance - The link between corporate performance and corporate governance ...); Complexity and corporate governance (Networks - Path dependence - Co-evolution - Emergence ...).



In biblioteca
alla collocazione: L 658.4001185 COR

venerdì 1 luglio 2011

La fiscalità del terzo settore

Docenti e ricercatori commentano il quadro normativo relativo agli aspetti fiscali delle organizzazioni senza scopo di lucro. Il curatore circoscrive il campo di indagine definendo come oggetto le organizzazioni che non hanno finalità statutarie lucrative e che perseguono scopi di utilità sociale. Ad oggi non esiste una legislazione fiscale specifica per il terzo settore per questo l'interpretazione è difficoltosa e lascia spazio a utilizzi distorti. Anche con l'ausilio di una rassegna di dottrina, giurisprudenza e passi amministrativa, nel testo si trattano i vari aspetti fiscali controversi di questi enti che riguardano le imposte sul reddito, l'IVA, i regimi di favore e la conformazione del prelievo sulla capacità economica dei soggetti che sovvenzionando queste organizzazioni mediante donazioni volontarie. Non manca il raffronto con esperienze estere e con la disciplina comunitaria. Gli autori auspicano una riforma organica della normativa che tenga conto anche dell'apporto effettivo di utilità sociale prodotta dall'ente tramite modelli di misurazione ad hoc.

ZIZZO Giuseppe (curatore),
La fiscalità del terzo settore.
Milano : Giuffrè, c2011.

Gli argomenti del libro:
Ragionando sulla fiscalità del terzo settore; Il terzo settore: inquadramento economico-aziendale e problematiche applicative; La fiscalità del terzo settore: dall’agnosticismo legislativo al 'diritto costituzionale alla sussidiarietà fiscale'; Disciplina fiscale e finalità degli enti del terzo settore; Le attività commerciali nella disciplina fiscale del terzo settore; La fiscalità delle erogazioni liberali al terzo settore; Enti non commerciali (rassegna di dottrina, giurisprudenza e prassi amministrativa).



In biblioteca
alla collocazione: L 343.45066 FIS